COME UN CRICETO

Il cancello si chiude, cala un sipario.
Quello che succede all’interno rimane all’interno.
Sono sensazioni difficili da trasmettere, ma il bisogno di farlo è indispensabile e, purtroppo, diametralmente opposto alla voglia di ricezione delle coscienze esterne.
Il carcere è silenzio dentro e attorno, il carcere non ha visuale e ben poca risonanza sociale, il carcere è il dimenticatoio. Dov’è la trasparenza? Che fine ha fatto?
Per favore, trovatela.

La mia rabbia sale e mi agito, cammino avanti e indietro in cella e, in totale, sono sei passi, sei sporchi passi che racchiudono la speranza di trovare almeno una risposta, una certezza.
A te che stai leggendo, chiunque tu sia, spero che il mio sfogo ti colpisca, spero che le mie parole ti facciano capire.

Mi sento un criceto, ho la brandina come cuccia, l’aria come rotella e il cibo mi viene portato in cella, anzi direi in gabbia. Sì, perché sono totalmente ingabbiato da mura e cancelli.

Ho gli stessi diritti alla vita che ha un criceto in gabbia!
Solo che la mia gabbia è suddivisa al suo interno da molteplici gabbie dove ogni passo viene annotato, come ogni parola fuori posto. Ci vuole il permesso per tutto; per andare in doccia, per andare a lavarsi mutande e calze, per telefonare, per incontrare figli e parenti. Ogni spazio ha la sua gabbia…

Io chiedo solo di camminare dopo un pasto, chiedo che ci permettano di organizzare il nostro tempo come meglio crediamo, chiedo aggregazione e accesso agli spazi  comuni, chiedo di lavarmi, di fare una telefonata, chiedo che tutte queste cose non debbano essere a discrezione di…
Le carceri sono tutte diverse, c’è dove si sta meglio, dove peggio e dove è meglio non capitare mai…

Ale

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03 2010

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  1. alex #
    1

    Caro ale

    mi dispiace che tu debba soffrire in questo modo, ma devi sapere che in questo mondo ci sono carceri dove si sta molto peggio di come stai tu e poi le persone vengono impriggionate per futili atti. capisco la tua sofferenza e la tua penitenza ma prima di compiere un atto e sempre meglio pensarci due volte pittosto che arrivare dove sei tu adesso e pensarci miliardi e miliardi di volte.

    ti auguro ogni bene del mondo, spero che tu soffra il meno possibile, ma se sei finito là dentro un motivo c’è. io come persona non posso giudicarti perchè non ne ho il diritto e non conosco le motivazioni, non so se ci sei capitato per sbaglio o per giusta causa so solo che una persona non dovrebbe trascorrere la sua minuscola vita in una gabbia come da te definita. stammi bene



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