Archive for marzo, 2010

PRONTEZZA DELLA PENA

Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene (1764)

Quanto la pena sarà piú pronta e piú vicina al delitto commesso, ella sarà tanto piú giusta e tanto piú utile. Dico piú giusta, perché risparmia al reo gli inutili e fieri tormenti dell’incertezza, che crescono col vigore dell’immaginazione e col sentimento della propria debolezza; piú giusta, perché la privazione della libertà essendo una pena, essa non può precedere la sentenza, se non quando la necessità lo chiede.

Il carcere è dunque la semplice custodia d’un cittadino finché sia giudicato reo, e questa custodia essendo essenzialmente penosa, deve durare il minor tempo possibile e dev’essere meno dura che si possa. Il minor tempo dev’esser misurato e dalla necessaria durazione del processo e dall’anzianità di chi prima ha un diritto di esser giudicato. La strettezza delle carceri non può essere che la necessaria, o per impedire la fuga, o per non occultare le prove dei delitti. Il processo medesimo dev’essere finito nel piú breve tempo possibile. Qual piú crudele contrasto che l’indolenza di un giudice e le angosce d’un reo? I comodi e i piaceri di un insensibile magistrato da una parte e dall’altra le lagrime, lo squallore d’un prigioniero?

In generale il peso della pena e la conseguenza di un delitto dev’essere la piú efficace per gli altri e la meno dura che sia possibile per chi la soffre, perché non si può chiamare legittima società quella dove non sia principio infallibile che gli uomini si sian voluti assoggettare ai minori mali possibili.

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26

03 2010

COME UN CRICETO

Il cancello si chiude, cala un sipario.
Quello che succede all’interno rimane all’interno.
Sono sensazioni difficili da trasmettere, ma il bisogno di farlo è indispensabile e, purtroppo, diametralmente opposto alla voglia di ricezione delle coscienze esterne.
Il carcere è silenzio dentro e attorno, il carcere non ha visuale e ben poca risonanza sociale, il carcere è il dimenticatoio. Dov’è la trasparenza? Che fine ha fatto?
Per favore, trovatela.

La mia rabbia sale e mi agito, cammino avanti e indietro in cella e, in totale, sono sei passi, sei sporchi passi che racchiudono la speranza di trovare almeno una risposta, una certezza.
A te che stai leggendo, chiunque tu sia, spero che il mio sfogo ti colpisca, spero che le mie parole ti facciano capire.

Mi sento un criceto, ho la brandina come cuccia, l’aria come rotella e il cibo mi viene portato in cella, anzi direi in gabbia. Sì, perché sono totalmente ingabbiato da mura e cancelli.
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24

03 2010

IN CAMMINO VERSO BOLOGNA

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Associazioni di volontariato che hanno partecipato agli incontri di formazione nell’ambito del progetto “NON SOLO CARCERE. La pena utile”

A Forlì
“Associazione Con-tatto” di Forlì, “Caritas” di Rimini, “Volontarimini”, “Comunità Papa Giovanni XXIII” di Rimini, “Gruppo di preghiera Monte Paolo” di Forlì.

A Bologna
“Avoc” di Bologna, “Telefono Azzurro” di Bologna, “U.V.a.P.Ass.A.” di Bologna , “Antigone” di Bologna, “Papillon” di Bologna, “Associazione Evangelica Renata Di Francia – Onlus” di Ferrara, “Carcere e città” di Modena.

A Piacenza
“Oltre il muro” di Piacenza, “Caritas” di Reggio Emilia, “Senza confini” di Reggio Emilia.

Sono intervenute in rappresentanza degli uffici E.P.E. della regione Emilia – Romagna:
a Forlì, la dottoressa Anna Giangaspero
a Bologna, il direttore Mariagrazia Cinquetti
a Piacenza, la dottoressa Stefania De Micheli

Hanno partecipato i giornalisti:
a Forlì, Pietro Caruso del “Corriere di Romagna”
a Bologna, Giorgio Tonelli della RAI, segretario del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Giornalisti emiliano-romagnoli e Francesco Mele di “Bandiera Gialla”
a Piacenza, Barbara Sartori de “Il Nuovo Giornale”

Hanno inoltre seguito tutti gli incontri: Paola Cigarini, responsabile della Conferenza Volontariato Giustizia dell’Emilia-Romagna, Ornella Favero direttore di Ristretti Orizzonti e consulente, Carla Chiappini direttore tecnico del progetto.

A Bologna è intervenuta Adriana Lorenzi, per una consulenza sulle scritture autobiografiche in carcere; a Forlì, sono intervenute Barbara Bovelacci di Tecné e Giuliana Agamennone di SAIPS; a Piacenza, Alberto Gromi, Garante dei diritti delle persone private della libertà.

Hanno coordinato gli incontri: Mariachiara Bisotti e Lisa Di Paolo

21

03 2010

L’ARREDAMENTO E’ BELLO

Non sembra vero, sembra quasi un sogno.
Quando il momento di fare i bagagli arriva inatteso, come al termine del processo che si chiude con l’assoluzione o per qualunque altra ragione che non sia il fine pena, ti sembra tutto inverosimile, ti vibra il corpo, l’adrenalina ti esalta, ti senti iper-eccitato.

Poi il pensiero immediatamente va verso di loro, verso tutti coloro che stai lasciando, verso l’amara condizione in cui lasci i tanti compagni di sventura.
Non importa che reato abbiano commesso, non siamo chiamati a giudicare, non importa se con alcuni hai avuto qualche screzio; in quel momento, il loro dolore, i loro tormenti, i loro sguardi intrisi di malinconia li fai tuoi, li porti dentro di te, li senti come se fossero un pianto silenzioso, devastante, struggente.

Avrei voluto portarli tutti via con me, tutti.
E’ stato il momento più duro e difficile della mia carcerazione: doverli salutare è stata un’angoscia terrificante, avrei voluto portarli tutti via con me, tutti.

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09

03 2010

MISURE ALTERNATIVE: I DATI

carcere

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03 2010

MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE: SOLO DUE SU DIECI COMMETTONO NUOVI REATI

Ministero della Giustizia e Dipartimento amministrazione penitenziaria smentiscono con sei ricerche l’idea che il carcere sia la soluzione migliore: la recidiva di chi è detenuto avviene sette volte su dieci.

ROMA – Cresce l’importanza delle misure alternative al carcere e cresce anche la qualità del servizio offerto dalle strutture (Uepe, gli uffici di esecuzione penale esterna), anche se l’opinione pubblica continua a pensare esattamente il contrario, ovvero che sia il carcere come istituzione totale la soluzione migliore per controllare chi ha commesso reati e quindi per abbassare il tasso di criminalità del paese. I dati scientifici mostrano invece l’esatto contrario, soprattutto a proposito dei tassi di recidiva.

Sono questi i messaggi più importanti emersi oggi durante un interessante convegno organizzato dal ministero della Giustizia e dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) nelle sale della Lumsa (Libera Università Maria SS. Assunta). Al convegno ha partecipato anche Ettore Ferrara, capo del Dap.

Molto netto il dato sul rapporto tra tasso di recidiva che si riscontra tra i detenuti usciti dal carcere (e poi rientrati a fronte di nuovi reati commessi) e quello che si riscontra tra i condannati assegnati alle misure alternative. Il rapporto è nettamente a favore delle misure alternative, dato che solo due condannati su dieci commettono nuovi reati, mentre tra i detenuti “normali” il rapporto è sette a dieci, ovvero sette persone che escono dal carcere commettono nuovi reati e vengono poi incarcerate di nuovo.

La differenza è netta, dunque: 2/10 contro 7/10. Come si spiega questo trend? Andiamo con ordine.

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04

03 2010

NON SOLO CARCERE: i volontari lanciano una campagna sulle misure alternative

Carla Chiappini, redattoresociale.it, 1 marzo 2010

Al via il progetto promosso dalle associazioni di Piacenza, Modena e Forlì. Previsti manifesti in tutte le città che ospitano istituti di pena, un giornale e un convegno, il 6 maggio a Bologna.

PIACENZA – Un’attività finanziata dal Coge emiliano-romagnolo nell’ambito della progettazione “interprovinciale” e promossa da tre associazioni di volontariato penitenziario: “Oltre il muro” di Piacenza, “Carcere e città” di Modena e “Con-tatto” di Forlì.

L’obiettivo è una campagna di sensibilizzazione e informazione sulle “misure alternative” alla detenzione che, poco conosciute dai media e dai cittadini, suscitano spesso commenti poco ragionevoli e fuorvianti. “Le carceri scoppiano, le carceri costano – si legge in una nota – ; la pena detentiva non solo non garantisce più la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione, ma non riesce nemmeno ad ottemperare agli standard minimi di tutela dei diritti umani previsti dalla Corte di Strasburgo, che, con sentenza del 16 luglio 2009, ha condannato l’Italia al risarcimento di mille euro al signor Sulejmanovic, detenuto nel carcere romano di Rebibbia con una motivazione legata al sovraffollamento. Accanto al piano carceri che prevede la costruzione di nuovi istituti, c’è la motivata sfiducia del mondo del volontariato che ogni giorno si scontra con situazioni di invivibilità e  rileva – dati alla mano – che l’inarrestabile crescita delle misure detentive non sarà risolta nemmeno dai nuovi ‘posti letto’”.

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03

03 2010