Archive for febbraio, 2010

DIARIO DI PROGETTO/ 1: Forlì, 13 febbraio 2010

Primo incontro di volontari con la partecipazione di Anna Giangaspero, assistente sociale UEPE di Bologna e Ornella Favero, direttore di Ristretti Orizzonti.

Grazie alla sapiente organizzazione di Viviana Neri, presidente dell’associazione forlivese “Con-tatto”, il gruppo di una ventina di volontari di Rimini e Forlì inizia i lavori alle 10,30 e termina alle 16,30 con breve pausa pranzo. La dottoressa Giangaspero aggiorna sui numeri delle misure alternative a livello regionale e territoriale e analizza la situazione alla luce dell’indulto e delle nuove leggi; Paola Cigarini sollecita il volontariato a un nuovo sforzo di collaborazione e Ornella Favero porta indicazioni ed esperienze legate alla comunicazione, sottolineando come l’impegno a informare ed eventualmente contro-informare i cittadini non sia secondario rispetto all’ascolto e all’assistenza, ambiti tradizionali e irrinunciabili dell’attività volontaria.

Nel pomeriggio, il gruppo lavora sulla definizione dei contenuti della campagna di sensibilizzazione e delle pagine di Rimini-Forlì e Ravenna all’interno del numero unico del giornale “Nonsolocarcere”, previsto in uscita alla fine di aprile, una settimana prima del convegno di Bologna sulle buone prassi europee di probation -  ovvero di misure alternative al carcere – che dovrebbe tenersi nella mattinata di venerdì 7 maggio.

Il prossimo appuntamento con il volontariato di Bologna, Modena e Ferrara è previsto per sabato 27 febbraio a Bologna, presso l’Istituto Salesiano in Via Jacopo della Quercia, 1, a pochi metri dalla stazione ferroviaria.
Interverranno: Ornella Favero e Adriana Lorenzi, oltre ad alcuni rappresentanti dell’UEPE di Bologna e Modena e dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna.

Carla Chiappini

Direttore tecnico del progetto

carla.chiappini@fastwebnet.it

14

02 2010

ADESSO E’ ORA DI RIPENSARE IL CONCETTO DI PENA

Margara

Intervista ad Alessandro Margara

da Vita di Stefano Arduini

Firenze, 5 novembre 2005


È ora di ripensare il concetto di pena e di sganciare la pena dalla detenzione.
Anche perché, dice Alessandro Margara, il carcere a tutti i costi trasforma i rei in vittime.
Meglio puntare sulla riparazione. A farci capire che bisognava riflettere sull’evoluzione della parola pena è stata una constatazione numerica. Fra detenzioni, misure alternative e pratiche pendenti presso i tribunali di sorveglianza, in Italia l’area penale è arrivata a coinvolgere 190mila persone.

Nel 1990 erano 36.300. Una moltiplicazione tale da suggerire il conio della formula “Stato penale”, che ormai nel vocabolario dei maggiori esperti di questioni giudiziarie ha sostituito quella di “Stato sociale”. Come spiegare questi dati? E questa nuova formula?

Pena, s.f. 1. Punizione stabilita dall’autorità giudiziaria competente comminata a chi si sia reso colpevole di una violazione della legge. 2. Stato di sofferenza fisica e, soprattutto, morale. 3. Cura, sollecitudine, fastidio. (dal Dizionario italiano Sabatini Colletti)

Il significato culturale della pena è lo stesso di 15 anni fa oppure ha subito un’evoluzione rimasta ancora sottotraccia che esploderà nell’immediato futuro? Ci abbiamo ragionato con Alessandro Margara, padre del regolamento penitenziario attualmente in vigore ed ex capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Queste problematiche hanno costituito il suo terreno di lavoro per oltre 50 anni.

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08

02 2010

UNA STORIA

Il mio esordio nella “malavita” avvenne all’età di 19 anni. Iniziai dall’oggi al domani; non c’era alcuna autorità educativa che potesse opporsi alle mie scelte. Mio padre era detenuto e la mamma l’avevo persa all’età di 14 anni. Ero rimasto solo con mia sorella che studiava e la troppa libertà di cui godevo ebbe su di me l’effetto che può avere una bottiglia di grappa su un ragazzo: mi ubriacai.
Il 1968 iniziava con la contestazione che presto avrebbe travolto l’Europa.

In quella confusione anch’io mi affacciai al mondo dei “grandi”.
Il contrabbando di sigarette era l’attività maggiormente in voga per chi, senza troppa inventiva, voleva far denaro velocemente. Con auto di grossa cilindrata, si partiva da Milano per andare a caricare 8/9 mila pacchetti di sigarette alla frontiera con la Svizzera.
Il compenso era di circa 100 mila lire al giorno che, all’epoca, avevano un significato.
Ogni 6/7 viaggi, subivo un inseguimento delle auto dei finanzieri, ma conoscevo le scorciatoie e riuscivo sempre a cavarmela.

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06

02 2010

MEDIAZIONE SOCIALE: LA GIUSTIZIA FRA PARI

Paolo Giulini – Adolfo Ceretti – Francesca Garbarino

La mediazione è un fenomeno plurale che, per mezzo di specifiche tecniche operative, interviene in differenti luoghi del conflitto.
La si può pensare, allora, come pratica informale di regolazione dei conflitti della famiglia; in California, la mediazione familiare è oggi divenuta addirittura obbligatoria per legge e in uno Stato vicino a noi, la Francia, è stata oggetto di una recente riforma che consente al giudice di designare, con il consenso delle parti, un terzo mediatore al fine di pervenire ad un accordo autonomo tra le stesse.

Ancora, di mediazione si parla nell’ambito del lavoro e delle relazioni sindacali, nel settore della protezione degli interessi diffusi, in materia di consumo e di tutela dell’ambiente e persino nel campo della politica internazionale, dove la figura del mediatore era già contemplata nello statuto della vecchia Società della Nazioni.

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02

02 2010

RAGAZZI INTERROTTI

Sono l’unico maschio fra cinque sorelle. Per me i miei genitori avevano molti progetti, ma io mentre frequentavo le scuole superiori ho conosciuto una ragazza di 15 anni che mi piaceva moltissimo.
E’ stato un colpo di fulmine ed io subito ho pensato che la volevo per sempre con me. Ho iniziato a vederla e, anche se la nostra religione non lo permetteva, prendevamo il pullman da soli e andavamo ai giardini di un’altra città, dove non ci conosceva nessuno.

Ho deciso di lasciare la scuola, volevo lavorare, guadagnare e sposarla.
Ho confidato a mia madre di volermi sposare, ma lei mi ha detto di aspettare di avere almeno 20 anni. Mio padre, subito messo al corrente, mi ha detto di ricominciare immediatamente a studiare.

Me ne sono andato da casa. Ho trovato rifugio da mia nonna, ma dopo 10 giorni mi ha raggiunto mio padre che mi ha trattato da uomo: potevo fare ciò che volevo, ma dovevo ricordare che il matrimonio non era un gioco.
Io ero fermo sull’idea di sposarmi, anche se mia mamma non era d’accordo: la mia ragazza non le piaceva e del resto io non piacevo a sua madre. Ci siamo fidanzati, era bello stare con lei.

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01

02 2010