Archive for the ‘Approfondimenti’Category

NORME SUGLI STUPEFACENTI: BILANCI E PROSPETTIVE

Da un articolo dal titolo “Norme sugli stupefacenti: bilanci e prospettive” a firma del Procuratore della Repubblica di Pinerolo, apparso sul n. 3, anno 2009, (pag. 77) della rivista GNOSIS, curata dall’Aisi, concernente gli effetti sul sistema carcerario della normativa sugli stupefacenti in seguito alla riforma del 2006.

Legge

Il “punto” sulla normativa sanzionatoria degli stupefacenti

La normativa sugli stupefacenti è quella la cui applicazione pratica suscita discussioni, dibattiti e polemiche: in tutta probabilità per la persistente rilevanza del fenomeno ma anche per le scelte ideologiche che inevitabilmente accompagnano qualsivoglia soluzione legislativa.  La V^ Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, svoltasi a Trieste nel marzo 2009, è stata allora un importante momento di incontro di tutti gli operatori del settore e, sperabilmente, può costituire il punto di partenza per una riflessione finalmente comune e condivisa.

Giuseppe Amato – Procuratore della Repubblica di Pinerolo

La V^ Conferenza nazionale sulle politiche antidroga e sui problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti o psicotrope, svoltasi a Trieste (dal 12 al 14 marzo 2009) per iniziativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento politiche antidroga, offre l’occasione per fare un bilancio sulla nostra legislazione in materia di sostanze stupefacenti e, in particolare, sulla “resa” delle modifiche introdotte, nel corpo del d.p.r. 9 ottobre 1990 n. 309, dalla  cosiddetta legge Fini-Giovanardi (decreto legge 30 dicembre 2005 n. 272, convertito dalla legge 21 febbraio 2006 n. 49).

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25

07 2010

RIFLESSIONI SUL LAVORO

di Fabio Canavesi

dal carcere di Bergamo raccolte da Adriana Lorenzi

Carcere-Branda

Trattare l’argomento “lavoro” dalla cella di un carcere potrebbe essere da qualcuno considerata intenzione alquanto anomala, forse ingombrante o sfacciata.

Eppure so che la libertà e il lavoro sono due valori essenziali, indiscutibilmente uniti e lo sono anche se “osservati” da qua, dal dentro le mura di una prigione, giacché qualsiasi percorso inclusivo che desideri ed auspichi (ricordiamoci dell’articolo 27 della Carta Costituzionale) l’affermazione o il ripristino di una cittadinanza fattiva e partecipata non può che passare attraverso la tutela dei diritti umani e civili, tra i quali compare sicuramente il diritto al lavoro, diritto che conduce alla costruzione di un’autonomia personale, allo svincolamento dall’aiuto che la famiglia (nel suo significato laico più esteso) garantisce o vorrebbe poter garantire ai propri membri, innanzitutto ai giovani.

Una delle cose che più mi ha colpito in questi ultimi (!) anni è la considerazione fatta da tante/i lavoratrici/lavoratori, pensionate/i, allorché hanno riconosciuto che le difficoltà affrontate nella loro vita, sul luogo di lavoro e non solo, sono poca cosa rispetto alla grande incertezza che devono combattere i figli, i loro e i nostri.

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14

07 2010

CONFERENZA REGIONALE VOLONTARIATO GIUSTIZIA DELL’EMILIA ROMAGNA. COMUNICATO

Conferenza Regionale Volontariato Giustizia

dell’Emilia Romagna

Bologna, 30 giugno 2010

Lettera aperta alle Autorità locali

Il Volontariato Giustizia dell’Emilia Romagna segnala alla Vostra attenzione la disastrosa situazione di sovraffollamento delle carceri della nostra regione con la presenza di 4.508 detenuti (4.345 uomini e 163 donne) a fronte di una ricettività massima consentita pari a 2.393 (2.273 uomini e 120 donne), per un indice di sovraffollamento pari all’88%, il più alto in Italia, che vanifica ogni tentativo di pena utile e viola in modo pesante i diritti delle persone recluse, rendendo molto complicato anche il lavoro degli operatori.

carcere-tante mani

Chiede a tutti voi un gesto di responsabile attenzione a un problema che cresce di giorno in giorno e non lascia intravedere né possibili sbocchi immediati e né ragionevoli prospettive future.

Siamo molto preoccupati
della situazione, ci sentiamo impotenti come cittadini e come esseri umani.

Abbiamo letto con attenzione
il recentissimo intervento del Comitato Nazionale per la Bioetica nel cui contenuto ci riconosciamo integralmente e che riproduciamo di seguito.

Nell’immediato proponiamo
di sollecitare il Governo affinché recuperi in tempi brevi la proposta del Ministro Alfano che apriva qualche possibilità di uscita per chi è molto vicino al fine pena e di promuovere una maggiore applicazione delle misure alternative che sembrano essere troppo dimenticate.

Poniamo infine alla riflessione Vostra e di tutti i liberi cittadini le recenti leggi che hanno originato la follia del sovraffollamento.

Contiamo sulla Vostra attenzione e sul Vostro impegno.

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02

07 2010

CARCERE PREVENTIVO: IL LIMITE CANCELLATO

Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 29 giugno 2010

Un persona è costituzionalmente innocente fino a verdetto definitivo: sempre che valgano ancora le regole dello Stato di diritto.

Se sono colpevoli o innocenti, lo si appurerà nel processo. Quando, se condannati, meriteranno il carcere. Appunto: se condannati. Mentre la prolungata custodia cautelare è sempre carcere (anche se domiciliare), ma senza condanna stabilita da un verdetto giudiziario. Una condanna preventiva. Una sanzione anticipata. Come se i tempi (mostruosamente dilatati) della giustizia non tenessero conto dei tempi della persona. Costituzionalmente innocente fino a verdetto definitivo: sempre che valgano ancora le regole dello Stato di diritto.

Princìpi elementari, quasi ovvii nel catechismo garantista che pure è la base dello Stato di diritto in cui abbiamo l’impressione di vivere. Ma che l’opinione pubblica, esacerbata dal moltiplicarsi di corruzione e di crimini contro il bene pubblico, tende a dimenticare. Anche nel caso degli indagati per il giro di false fatturazioni e di riciclaggio.

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30

06 2010

LA LETTERA. IL PADRE DELL’INGEGNERE BRUNO ZITO

Corriere della Sera, 25 giugno 2010

Il caso Fastweb e mio figlio in cella da quattro mesi. Chi sa spiegarmi perché?
Mi viene il sospetto che si voglia usare la detenzione per fiaccarlo in vista di chissà quali altri scopi.

Oggi è prevista l’ udienza in Cassazione sulla vicenda Fastweb e Sparkle (una controllata di Telecom Italia). Esplosa nel febbraio scorso, ha investito i vertici delle due aziende, incluso l’ ad di Fastweb Silvio Scaglia. Le indagini riguardano un maxi riciclaggio da 2 miliardi di euro con false fatturazioni.

Ieri il Financial Times ha sostenuto, con un commento di Paul Betts, che il caso Scaglia «mina la credibilità della giustizia italiana. Domani la Cassazione ha l’ opportunità di ristabilire in qualche modo fiducia sulla correttezza di base del sistema giudiziario italiano».

Caro direttore,
siamo i familiari dell’ingegner Bruno Zito, coinvolto nel caso Fastweb, che dal 23 febbraio scorso è detenuto nel carcere di Rebibbia a Roma, in regime di custodia cautelare.
Non entriamo nel merito della vicenda sulla quale si pronunceranno a tempo debito i magistrati giudicanti. Possiamo solo dire che siamo sicuri che l’innocenza del nostro congiunto verrà pienamente riconosciuta.
Vorremmo sottoporre invece alla sua attenzione, e a quella dei lettori, come cittadini di questo Paese, un problema che crediamo non sia di poco rilievo. È giusto che una persona, che peraltro non ha mai avuto a che fare in precedenza con la giustizia, sia privata della libertà personale e resti così a lungo in carcere quando non ricorre nessuno dei presupposti che giustificano, a termini di legge, la sua carcerazione preventiva?
Vogliamo sottolineare, al proposito, che nemmeno i magistrati fanno riferimento, nella ordinanza di custodia cautelare, al pericolo di fuga. Sarebbe assurdo pensare, infatti, che il nostro familiare, che non è fuggito nei tre anni trascorsi tra la notifica dell’avviso di garanzia e l’arresto, possa farlo oggi, abbandonando la moglie e, soprattutto, i figli che non vede da quasi quattro mesi.
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30

06 2010

APPROFONDIMENTI

NONSOLOCARCERE: il nostro foglio esce a Bologna in allegato al giornale di strada “Piazza Grande”

Nonsolocarcere - immagine

Scarica la versione pdf del giornale

Nonsolocarcere

04

06 2010

MISURE ALTERNATIVE: I DATI

carcere

06

03 2010

MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE: SOLO DUE SU DIECI COMMETTONO NUOVI REATI

Ministero della Giustizia e Dipartimento amministrazione penitenziaria smentiscono con sei ricerche l’idea che il carcere sia la soluzione migliore: la recidiva di chi è detenuto avviene sette volte su dieci.

ROMA – Cresce l’importanza delle misure alternative al carcere e cresce anche la qualità del servizio offerto dalle strutture (Uepe, gli uffici di esecuzione penale esterna), anche se l’opinione pubblica continua a pensare esattamente il contrario, ovvero che sia il carcere come istituzione totale la soluzione migliore per controllare chi ha commesso reati e quindi per abbassare il tasso di criminalità del paese. I dati scientifici mostrano invece l’esatto contrario, soprattutto a proposito dei tassi di recidiva.

Sono questi i messaggi più importanti emersi oggi durante un interessante convegno organizzato dal ministero della Giustizia e dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) nelle sale della Lumsa (Libera Università Maria SS. Assunta). Al convegno ha partecipato anche Ettore Ferrara, capo del Dap.

Molto netto il dato sul rapporto tra tasso di recidiva che si riscontra tra i detenuti usciti dal carcere (e poi rientrati a fronte di nuovi reati commessi) e quello che si riscontra tra i condannati assegnati alle misure alternative. Il rapporto è nettamente a favore delle misure alternative, dato che solo due condannati su dieci commettono nuovi reati, mentre tra i detenuti “normali” il rapporto è sette a dieci, ovvero sette persone che escono dal carcere commettono nuovi reati e vengono poi incarcerate di nuovo.

La differenza è netta, dunque: 2/10 contro 7/10. Come si spiega questo trend? Andiamo con ordine.

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04

03 2010